Evento in memoria di Pino Veneziano
III edizione 29-31 luglio 2006


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manifesto edizione 2006


Programma delle  giornate


1° giornata 29 luglio
 
Ore 21    Parco archeologico di Selinunte
Lu patruni è suvecchiu (storia di un cantastorie).

Spettacolo scritto da Umberto Leone e Enrico Stassi.
Regia: Enrico Stassi.
Con: Maria Teresa Coraci, Umberto Leone, Enrico Stassi e:
Giovanni Mattaliano (clarinetto e sax), Angelo Berardi (violino e tromba), Ruggiero Mascellino (fisarmonica), Massimo Patti (contrabbasso).

Produzione: Palermo Teatro Festival.


2° giornata 30 luglio

Ore 11    Lido Zabbara
‘Parole d’aria, di terra e d’acqua’.
Letture per i bambini tra mito e realtà con Giusi Quarenghi
e gli
interventi di Roberto Denti e Serenella Parazzoli.
I miti, le fiabe classiche e i salmi rivisitati
da una poetessa che sa scrivere
per i bambini.


Ore 18    Parco archeologico di Selinunte - Baglio Florio
•    Jorge Luis Borges a Selinunte. Inaugurazione della mostra fotografica di Ferdinando Scianna.
•    Uomini e Sarde (i tempi floridi di Marinella). Inaugurazione dell’installazione realizzata da Ute Pyka e Umberto Leone con la collaborazione di Pippo Gigliorosso.

Ore 21    Parco archeologico di Selinunte
Però la mafia non esiste.
Un incontro di parole e musica con:
Vincenzo Consolo, Giulio Angioni, Gaetano Savatteri, Roberto Scarpinato, Umberto Santino, Michela Musolino, Moffo Schimmenti, Enrico Stassi.


3° giornata  31 luglio

Ore 11    Lido Zabbara
Di scoglio o di mare?
Incontro con Gaetano Savatteri intervistato da Mariano Morace, giornalista della Radio Svizzera

Ore 18    Lido Zabbara
Quando il Tamburo creò il mondo. Sicilia e Africa a confronto.   
Incontro con Alfio Antico e Vittorio Franchini che recitano e leggono ai bambini cunti siciliani e leggende africane.
Intervengono Roberto Denti e Serenella Parazzoli.

Ore 21    Parco archeologico di Selinunte
Conferimento del Premio Pino Veneziano 2006 per il teatro ad Ascanio Celestini.
Concerto finale di Alfio Antico



Le motivazioni del premio ad Ascanio Celestini

Un filo rosso collega la diffusione della cultura orale, quella cultura che non lascia tracce scritte dietro di sé, ma racconti, cunti, passaggi di bocca in bocca, da padre a figlio, da nonni a nipoti, narrazioni di fatti lontani o recenti, da Demodoco a Omero, da Don Peppino Celano a Ciccio Busacca, dal cuntista che narrava di Orlando e Rinaldo al cantastorie, giornalista del popolo, che di piazza in piazza riportava fatti e misfatti della cronaca più recente … fino a Pino Veneziano che ci ha anche raccontato con le sue canzoni l’Italia delle stragi negli anni Settanta o il disastro di Cernobyl.

Il filo rosso è, da sempre, la capacità di trasfigurare quei fatti, di “digerirli”, di vederli con occhi “altri” rispetto alla Storia ufficiale, e di restituirli all’attenzione e alla memoria con le parole del popolo; la capacità di farsi medium, mediatore tra gli eventi, mitici o quotidiani che fossero, e la sensibilità popolare che su quegli eventi era chiamata a commuoversi, a riflettere, a ripensare la sua propria personale storia ed anche, perché no, a darsi delle risposte.

Il lavoro di Ascanio Celestini si muove su questo stesso solco, prende il testimone di questa tradizione di cantori, ciechi o vedenti che siano, e conduce il suo “filo” lungo i percorsi della sua terra, l’agro romano, tramanda i giorni dell’eccidio delle Fosse Ardeatine, o, con le parole del padre, quelli della Liberazione di Roma, coi tedeschi in fuga e il bombardamento di San Lorenzo, e altri fatti della storia del nostro Paese così come vissuti dal racconto dei protagonisti, più spesso umili, popolo, fanciulli e non generali né statisti.

Il premio ad Ascanio Celestini intende sottolineare la continuità di questo percorso, le cui origini sono remotissime (forse hanno la stessa età dell’uomo) e che oggi, attraverso il suo luminoso esempio di “cantastorie” moderno, riesce ancora a toccare il cuore e la mente di noi contemporanei.


ascanio

                      
 
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